

Alle volte il dolore arriva così, a tradimento, quando meno te lo aspetti. Tu credi di averlo superato, di averla sfangata, e invece no, lui è lì pronto a colpirti alle spalle. Dolori che rimangono sopiti e che riesplodono di colpo, dolori che sembrano domati invece sono pronti a riesplodere guardando una fotografia, sentendo nominare un nome, un luogo. Dolori che riemergono pensando ad un letto, a lenzuola, ad odori. Pensieri tristi che ti avvolgono, e che ti chiudono la gola, ti chiudono il respiro, ti bloccano il petto. Immagini che non vorresti vedere ma che sono lì, davanti ai tuoi occhi, reali come se le avessi viste davvero. Allora piango, non lo faccio da tempo. Piango in macchina, sola. La poca gente alla fermata dell’autobus in agosto forse mi sta guardando, forse no, ognuno perso nei propri pensieri, non lo so, non mi interessa. Poi passo dal medico, devo ritirare alcune ricette, poi in farmacia. La farmacista ci mette 10 minuti solo per leggere le ricette e recuperarmi tutto. E poi biip.. biip… bip… biip… biip.. ogni biip un codice a barre di un medicinale…biip…biip..biip…le sorrido, e scherzando le chiedo come sono piazzata nella classifica dei medicinali, lei sorride e mi dice che forse per ora è così, ma che probabilmente più avanti non dovrò più prendere nulla. Mi chiede se vado in vacanza, sperando di distogliermi dal conteggio, ma purtroppo per lei non vado, vacanze rimandate a data da destinarsi…a quel punto rido, lei ride con me e concludiamo che l’unica è scherzarci sopra.
Perché io sono così. Le cose tristi non mi arrivano mai addosso sole,sempre in coppia, che vada bene. E non c’è neppure Colonna, in questo maledetto agosto caldo e umido. Forse volerò ancora. Chissà.

Questa sera ho guidato veloce, arrabbiata, fino a Torino. Guidare mi scarica, mi piace sentire la strada che scorre sotto di me, i pistoni che vanno, l’attrito delle ruote sull’asfalto. Ultimamente faccio il viaggio senza musica, in silenzio, lascio i miei pensieri liberi di vagare. Questa sera ho guidato arrabbiata perché questa maledetta malattia non se ne vuole andare. Se ne sta buona buona solo con il cortisone, il medicinale con il maggior numero di effetti collaterali al mondo credo. Fino a qualche mese fa pensavo di poterlo prendere all’infinito, con leggerezza, poi primo effetto collaterale: cataratta ad entrambi gli occhi. E’ stato nei mesi scorsi che ho deciso di interromperlo, mettendo in atto una serie di contromisure. Macchè. Sto bene per un po’ poi il bastardo si rifà vivo. Questa settimana non mi ha praticamente dato tregua: macchie rosse su gomiti, gambe, braccia, persino viso, dolori articolari ovunque, stanchezza permanente; mi fanno male persino i denti. E mi prendo due Voltaren 100 al giorno, che è più della dose giornaliera consentita, coadiuvando con Tachipirina 500. Ma solo così riesco a muovermi, ad uscire di casa, a lavorare, a concentrarmi.
Lo so, passa. Ma cazzo, so anche che ritorna. So che non va via. Se ne sta lì in agguato, pronto a colpire. Non so se ce la farò, anche stavolta. Non so se riuscirò a non riprenderlo, il cortisone. Tengo duro, sono combattiva, ma poi quando continuo a star male non è facile essere integerrima.
Allora inizio a soppesare: meglio vivere decentemente ora e affrontare quando verranno gli effetti del cortisone, o tenere duro e accettare di star male senza cortisone?
Non so come andrà a finire…per ora sono contenta solo di avere un lavoro che mi piace e che mi da un sacco di soddisfazioni, due gatte che mi adorano, e soprattutto amici che mi dicono “mi raccomando, se stai male chiama!”, e che so essere lì, se ho bisogno, amici storici e amici “nuovi”. E scusate se è poco….







